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EL MARIACHI

Titolo Originale: EL MARIACHI

Regia: Robert Rodriguez

Interpreti: Peter Marquardt, Reinol Martinez, Consuelo Gomez, Carlos Gallardo

Durata: h 1.21

Nazionalità:  USA 1992

Genere: azione

Al cinema nel Febbraio 1992

 

TRAMA

 

Il Mariachi, un suonatore di chitarra, viaggia per il Messico in cerca di lavoro. Sogna di diventare un grande mariachi come suo padre, suo nonno e il suo bisnonno prima di lui. Arriva nella piccola città di confine, Acuña, sperando di trovare lavoro in qualche cantina e club. Incapace di trovare un impiego, decide di riposare in un motel mentre continua a cercare lavoro. Sfortunatamente per il Mariachi, un evaso di galera, Azul, sta cercando vendetta contro il Moco, un piccolo boss che non ha dato a questi la parte di profitti criminali che gli spettava. Azul inizia a colpire gli uomini di Moco usando armi nascoste nella sua custodia per chitarre. Un gruppo di killer vengono pagati per uccidere Azul, ma scambiano il Mariachi per il criminale che stanno ricercando. Per difendersi da questi, il Mariachi uccide quattro degli uomini di Moco. Il Mariachi cerca rifugio in un bar, la cui proprieteria è una donna, Domino (il cui amante è Moco). Si innamora di lei. Capisce cosa gli è successo e prova ad aggiustare le cose. Nel frattempo, il Mariachi viene catturato e portato a Moco che capisce di aver commesso un errore e lo lascia andare. Contemporaneamente, Azul prende Domino come ostaggio e la forza a condurla a casa di Moco, dove i due si potranno scontrare. Quando arriva, Moco capisce che Domino si è innamorata del Mariachi, e - in uno scatto d'ira - spara a lei e ad Azul. Improvvisamente, il Mariachi arriva e trova la donna che ama morta. Moco spara alla mano sinistra del Mariachi, rendendo così irrealizzabile il suo sogno di divenire un Mariachi. Comunque sia, traboccante di rabbia, il Mariachi afferra la pistola di Azul e uccide Moco, vendicando la morte di Domino. Sparisce infine per prendersi vendetta contro tutti quelli che sono responsabili della morte della sua amata.

 

Fonte: Wikipedia

TRAILER

 

RECENSIONE

Costato come pochi secondi di Jurassic Park, cioè 7 mila dollari, arriva una bella sorpresa indipendente americana, quel Mariachi del 23enne messicano Robert Rodriguez (reduce da una famiglia cattolica chicana di 10 fratelli, nel Texas) che iniziò la carriera al Sundance Festival di Redford, si è fatta fama di cult in patria e ha mandato in tilt l’applausometro di Berlino. La sorniona Hollywood, per voce della Columbia, ha già concesso al regista un bel pugno di dollari in più (6 milioni) affinché rifaccia lo stesso film col servizio catering durante le pause e con più di due settimane di tempo. El Mariachi funziona così, nella sua povertà fatta di 2000 inquadrature (un record), nella sua indipendenza assoluta, nella sua inventiva umoristica, nei suoi rimandi al western latino (la memoria va a Sergio Leone e a Fernando Sancho), nella follia produttiva. Ma nella pazzia c’è un metodo, quello del giovane autore messicano che si è fatto assumere dal centro ricerche di un ospedale per avere il tempo di scrivere la sceneggiatura (tutto il mondo sanitario è paese), ha affittato una cinepresa non sincronizzata e ha deciso che nella storia dovevano esserci i suoi beni personali: un pullmino scolastico, un cane, una custodia da chitarra. Per set, due bar e un ranch. Con questi elementi, espressivi nel contesto di una storia ad equivoci di sicuro effetto, Rodriguez ha costruito una spiritosa parodia che parte dal gioco a incastro: ad Acuna, una cittadina di frontiera messicana, un musico mariachi viene scambiato per un pericoloso killer trafficante di droga che porta la finta custodia di una chitarra ripiena di armi. è questa l’oggetto dello scambio, dell’equivoco. Per cui il poverino, d’animo pacifico, si ritrova con le armi in mano e dovrà continuare a fuggire senza capire perché, e nello stesso tempo si innamora di una bella barista. Imparerà a "matare" da professionista, complice un cane. Con attori presi in parte dalla sua agenda, Rodriguez dà alla sua opera prima un sapore salato, un’invadenza amatoriale, una lente caricaturale fuori dal comune. Un "home movie", un balletto senza tempi morti, violento quando vuole, in cui il regista si dimostra abile direttore di attori e osservatore di facce: Carlos Gallardo, l’eroe per caso, è un simpaticissimo incrocio tra i nostri Montesano e Chiambretti. Il cattivo ha il volto di Peter Marquardt, studioso di laboratorio, non sa una parola di spagnolo, ma si fa chiamare Moco e ha il telefonino più pronto della pistola. El Mariachi è un film povero ma bello e ricco di idee. L’atmosfera è piena di rimandi, con la sua polvere polvere e la polvere da sparo. è divertente l’illusione del chitarrista che deve combattere contro i gusti mutati di un "pueblo" che vuole la Tv e gli impianti Hi fi e non i cantori d’occasione. Una scherzosa tragedia, dove si incontrano gli stereotipi colorati dell’avventura; e sgorga il sangue, anche deformato dal grottesco. Poiché gli attori hanno fatto anche gli "stunt", i macchinisti, gli acrobati e gli elettricisti, questa volta l’applauso è globale e va rivolto alla grande macchina artigianale del cinema. Che, quando ne vale la pena, sa ancora funzionare ed emozionare. Solo Consuelo Gomez, la bella, ha avuto, per dignità, un compenso da favola: 225 dollari. Complimenti, Rodriguez, lei ha dimostrato come si può fare l’antikolossal e vivere felici.

Autore: Maurizio Porro

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