
Titolo Originale: YING XIONG
Regia: Zhang Yimou
Interpreti: Tony Leung Chiu Wai, Maggie Cheung, Daoming Chen, Jet Li, Zhang Ziyi, Donnie Yen
Durata: h 1.33
Nazionalità: Hong Kong, Cina 2002
Genere: azione
Al cinema nell'Ottobre 2004
TRAMA
Nel 201 a.C. la Cina è divisa in 7 regni, violentemente in guerra l'uno con l'altro. Uno di questi, Qin, è il più agguerrito e vuole ottenere il dominio su tutta la Cina. Il re di Qin è oggetto di continui attentati, tanto da vivere ormai da tre anni in completa solitudine: nessuno può avvicinarsi a lui a meno di 100 passi. Un giorno, uno sconosciuto senza nome si presenta a lui con le prove di aver ucciso tutti quelli che tramavano contro la sua persona: Cielo (Zhangkong, 長空) assassino dall'imbattibile lancia; Neve Che Vola (Feixue, 飛雪) abile spadaccina a cui il re ha sterminato la famiglia e Spada Spezzata (Canjian, 殘劍), eccezionale maestro dell'arte della spada e di calligrafia, questi ultimi due sono amanti.
Accolto dall'esercito di Qin con grandi onori, lo straniero ottiene il privilegio di parlare con il re e, come ricompensa per aver ucciso uno dei più pericolosi assassini del regno (Cielo), gli viene permesso di sedere a 20 passi da lui. Il re desidera sapere come lo sconosciuto sia riuscito a compiere l'impresa di cui si vanta; egli racconta di essere orfano e di essere stato addestrato all'arte della spada fin da giovanissimo, dopodiché descrive il suo primo combattimento, avvenuto davanti a dei testimoni in una casa da gioco.
Come ricompensa per aver ucciso i due assassini che tre anni prima violarono il palazzo del re e cercarono di ucciderlo, gli viene permesso di sedere a 10 passi dal re. Senza Nome (Wuming, 無名) racconta di come abbia raggiunto i due assassini in una remota scuola di calligrafia, fingendo di richiedere a Spada Spezzata la calligrafia della parola spada, e di come sia riuscito a spezzare il legame tra Neve Che Vola e Spada Spezzata, sfruttando la loro gelosia per sconfiggerli entrambi. Qualcosa mette sull'avviso il re, che si fa sospettoso e accusa Senza Nome di averlo ingannato e di voler lui stesso attentare alla sua vita: avendo notato l'energia violenta dello sconosciuto, il re si è reso conto che egli vuole ucciderlo; inoltre, il re aveva potuto constatare durante l'attentato di Neve Che Vola e Spada Spezzata di come questi due fossero delle persone tutt'altro che meschine, come voleva fargli credere invece Senza Nome. Ipotizza dunque che i suoi attentatori abbiano deciso di morire per aiutarlo ad arrivare a 10 passi da lui, per poterlo finalmente uccidere. Racconta dunque una sua versione ipotetica dell'incontro tra Senza Nome, Neve Che Vola e Spada Spezzata.
Vistosi scoperto, Senza Nome rivela di essere un uomo del Regno di Zhao e che la sua famiglia era stata sterminata dall'esercito invasore di Qin. Ammette quindi i suoi intenti omicidi e svela la tecnica che ha messo a punto per uccidere il re (La Morte A 10 Passi o Shibu Yisha, 十步一殺), ma corregge il suo racconto; nessuno è morto: Cielo e Neve Che Vola si sono effettivamente alleati con lui fingendo di morire davanti a testimoni e donandogli le loro armi per dargli la possibilità di attentare alla vita del re, altrimenti irraggiungibile. Ma durante il precedente attentato, Spada Spezzata si rese conto che non avrebbe dovuto uccidere il re, attirando così l'ira di Neve Che Vola; di conseguenza, ha tentato in ogni modo di dissuadere Senza Nome dal suo intento, perché soltanto il re avrebbe potuto unificare i 7 regni della Cina e porre fine alle decennali guerre che avevano spazzato il paese. Ciò nonostante, Senza Nome si era recato lo stesso al palazzo, deciso a compiere la sua missione. Il re, avendo capito che l'unica persona ad aver compreso il suo progetto è proprio il suo peggior nemico, Spada Spezzata, lancia a Senza Nome la propria spada e si volta a guardare la calligrafia della parola spada che aveva eseguito proprio Spada Spezzata. A quel punto il re capisce attraverso la calligrafia il pensiero di Spada Spezzata: il vero spadaccino è colui che non ha più bisogno della spada, né ha bisogno di uccidere. Senza Nome, dopo aver a lungo esitato, decide di risparmiare il re per un bene più grande: la pace "sotto un unico cielo".
Disarmato e con molta calma, Senza Nome esce dal palazzo del re circondato dall'esercito in assetto da guerra (anche se nessuno osa attaccarlo, conoscendo la sua potenza), ma arrivato alle porte del palazzo si ferma, si volta, e attende. Il re, spronato dai consiglieri e comprendendo lo stato d'animo dell'avversario, dà ordine a malincuore di ucciderlo; Senza Nome, perfettamente in grado di fermare ogni freccia scagliata contro di lui, decide di non difendersi. Nonostante abbia attentato alla vita del re, gli verrà tributato un funerale da eroe con tutti gli onori.
Furibonda per il fallimento dell'attentato, Neve Che Vola sfida in combattimento Spada Spezzata ritenendolo colpevole di aver convinto Senza nome a graziare il re, sebbene sappia di non avere possibilità contro di lui. Egli però rinuncia a difendersi per dimostrarle il proprio amore e viene trafitto mortalmente. Disperata, Neve Che Vola si unisce a lui nella morte.
Pochi anni dopo, i sette regni divennero un unico paese governato dal re di Qin: la Cina.
Fonte: Wikipedia
TRAILER
RECENSIONE
Mai estetismi, sempre nobili valori estetici; mai bellurie, sempre pura bellezza. Grandioso e meraviglioso, «Hero» (Eroe) di Zhang Yimou, il regista cinquantaquattrenne di «Lanterne rosse», fa dimenticare certo piccolo realismo o pseudorealismo quotidiano del cinema borghese occidentale, resuscita l'epica, comunica pensieri alti: l'eroe è colui che anche nelle circostanze più difficili sa assolvere bene al proprio compito; l'eroe è l'uomo d'armi che arriva a disarmarsi, a sostituire la pace alla guerra. Vicenda storica di conflitti, tirannia e duelli acrobatici, omaggio a Kurosawa, «Hero» è il film più costoso mai prodotto in Cina, interpretato dalle più splendenti star asiatiche, magnificamente fotografato da Christopher Doyle. Evoca tempi remoti. Alla fine del «periodo dei regni combattenti» (481-221 avanti Cristo), la Cina è divisa in sette Stati impegnati in spietate guerre reciproche. Il re di Qin, tiranno battagliero, è ossessionato dal progetto di uno sterminato e possente impero unito sotto la sua sovranità; è bersaglio di costanti attentati commissionati dai suoi avversari, ma teme soltanto tre guerrieri solitari e ha promesso a chi li eliminerà immensi doni, soprattutto il privilegio di avvicinarsi a lui. Un guerriero si presenta al suo palazzo raccontando d'aver compiuto l'impresa e consegnando le armi dei nemici. Alla sua narrazione, però, il re oppone un'altra storia di complotti, d'onore e di dovere. E' lo stesso periodo storico, la stessa materia tragica de «L'imperatore e l'assassino» di Chen Kaige (1999). La maestria cinematografica di Zhang Yimou è maggiore, le sue immagini e la sua forza visionaria sono stupende. Duelli all'arma bianca aerei, combattuti in volo, sotto la neve o tra le foglie autunnali, corerografati con straordinaria energia e leggerezza, neppure paragonabili agli scontri de «La tigre e il dragone» di Ang Lee. Schieramentin stupefacenti di eserciti in marcia; nuvole di frecce scoccate da una massa di arcieri. I vasti saloni del palazzo del re, vuoti e disadorni perché nessun attentatore possa nascondersi dietro una tenda o un mobile. Paesaggi pittorici, grigio-cenere o sabbia, e le tinte di fondo mutevoli a seconda dei personaggi, delle situazioni. Due amanti in abiti bianchi, trafitti dalla stessa spada. Vera grandezza, al cui confronto s'immiseriscono glispot pubblicitari più megalomani e persino «Il signore degli anelli». Il primo vero tentativo cinese di conquistare il mercato occidentale è già riuscito negli Stati Uniti: se il mix tra bravura d'autore e kolossal verrà mantenuto, promette molto per l'avvenire.
Autore: Lietta Tornabuoni