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JOHNNY IL BELLO

 

Titolo Originale: JOHNNY HANDSOME

Regia: Walter Hill

Interpreti: Morgan Freeman, Mickey Rourke, Elizabeth McGovern, Forest Whitaker, Lance Henriksen, Ellen Barkin

Durata: h 1.34

Nazionalità:  USA 1989

Genere: poliziesco

Al cinema nel Settembre 1989

 

TRAMA

Piccolo delinquente di New Orleans dal volto deforme, Johnny è tradito, dopo una rapina in banca, dai compagni che gli ammazzano il suo migliore amico, lo feriscono e scappano con il bottino. In carcere un medico nero lo sottopone a un riuscito intervento di chirurgia plastica sperimentale. In libertà dopo cinque anni, potrebbe rifarsi una vita, ma l'ossessione della vendetta incombe. Riesce a vendicarsi, tragicamente. Scritto da Ken Friedman, è uno dei migliori film dell'ultimo e deludente W. Hill per l'alternarsi dei tempi lenti (carcere, ospedale) e dei tempi forti, la mescolanza dei temi e dei toni (disperazione, malinconia, melodramma, emarginazione, fatalità), cura dei personaggi di contorno (il medico e il poliziotto entrambi neri), l'intensa interpretazione di M. Rourke, poche altre volte così misurato. Struggenti musiche blues di Ry Cooder.

Fonte: MyMovies

TRAILER

 

RECENSIONE

“Sono un poveraccio, l’unica cosa che ho mai portato in banca è una Smith & Wesson”. E una buona battuta per un melodramma violentissimo, ambientato nel desolato paesaggio industriale della parte sbagliata di New Orleans, raccontato in sequenze rapide e sommarie interrotte da brevi intervalli neri, tratto da un romanzo di John Godey e caratterizzato da una stravaganza romantica: trasformare Mickey Rourke in un mostro.
Il seduttore hollywoodiano degli anni Ottanta ha il labbro leporino, un rostro carnoso sporgente in mezzo alla fronte, un occhio più piccolo dell’altro e quasi interamente coperto dalla palpebra cascante, naso appiattito, gonfiori e zone di pelle scura e ruvida sparsi sulla faccia, cicatrice sul mento, radi capelli luridi. È insomma, una di quelle orribili creature di fronte alle quali si esita tra ripugnanza e pietà, uno di quei reietti fisici che per via del pathos e della performance hanno sempre tentato gli attori: Charles Laughton deforme gobbo di Nòtre-Dame, Joan Crawford dal volto sfregiato, John Hurt uomo-elefante, anche il bellissimo Jean Marais ridotto da Cocteau a un sontuoso spaventevole animale ne La bella e la bestia.
In Johnny il Bello la mostruosità di Mickey Rourke, piccolo delinquente tradito dai suoi complici, dura poco, appena una ventina di minuti; poi la chirurgia estetica e ricostruttiva, praticatagli in prigione da un buon dottore nero, gli offre una faccia normale che sembra accompagnarsi a una nuova vita; ma il suo destino criminale è irreparabile, lo porterà a morire con la faccia di nuovo devastata da botte e torture.
Discorsi sull’apparenza-sostanza sarebbero sprecati, però, oltre la trovata spettacolare, il film ha un’intensità violenta, una fatalità sentimentale abbastanza interessanti, e Rourke è come sempre bravo.

Autore: Lietta Tornabuoni

 

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