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DESPERADO

Un film di Robert Rodriguez.

Con Steve Buscemi, Antonio Banderas, Salma Hayek, Joaquim de Almeida, Cheech Marin, Carlos Andrés Gómez, Quentin Tarantino, Tito Larriva, Angel Aviles, Danny Trejo, Abraham Verduzco, Carlos Gallardo, Albert Michel, David Alvarado, Angela Lanza, Gerardo Moscoso.

Avventura

Durata 106 min.

USA 1995.

 

TRAMA

La storia è quella di un misterioso chitarrista che cerca vendetta di Bucho, l'uomo che ha ucciso la sua fidanzata. Il suo sadico e cruento cammino si snoda per le strade del Messico sino allo scontro finale con Bucho stesso. Una spettacolare perfomance per Antonio Banderas e per la sexy-bibliotecaria Salma Hayek.

Le tracce audio della colonna sonora sono eseguite dai Los Lobos; la ballata del Mariachi è cantata da Antonio Banderas con il sottofondo musicale dei Los Lobos. Come farà in Dal tramonto all'alba, Rodriguez chiama anche i Blasters con la loro "Back to the house that love built" e cita Tarantino con la musica surf di Link Wray e i Raymen di "Jack the Ripper". Considerato da molti come il Pulp Fiction di Rodriguez, questo pregevole film è una sorta di miscuglio tra il pulp e il western, con l'immancabile mexican standoff.

Fonte: Wikipedia

TRAILER

 

RECENSIONE

La cosa più divertente di "Desperado", proiettato a mezzanotte fuori concorso, è la barzelletta sui baristi da saloon che racconta Quentin Tarantino, il regista di "Pulp fiction". Probabilmente amico del regista messicano Robert Rodriguez, che nel ‘92 si impose col primo, geniale "Mariachi" di cui "Desperado" è la seconda puntata di una prevista trilogia di tequila western, girata per un pugno molto più consistente di dollari, da 7000 a 7 milioni; e si vede. Dopo una prima parte godibile e ironica, in cui il nuovo mariachi Antonio Banderas, senza crederci granché, fa un’entrata da soubrette, abbronzato, bocca a cuore e insegne al neon, il film si prende sul serio. Raccontando, sui consueti panorami da saluti dal Messico, la lunga sfida tra il cowboy chitarrista, più invincibile di un cartoon e James Bond, e il trafficante di droga. Ci voleva anche il "mariachino" eroicamente salvato? Pasticcio bombarolo Nel pasticcio bombarolo con stragi, c’è una brava ragazza che perde per il bel macho Antonio il suo "café con libros" e spigolature divertenti: il taxi a cavallo, l’insegna "il cliente ha sempre torto", il ventilatore affettatrice, le mitragliatrici in custodia di chitarra. Il resto è rumore molesto. A proposito. Ora che i telefonini squillano sguaiati ovunque, in chiesa come a teatro, il titolo più sofisticato del festival rischia d’essere la schizo commedia telefonica "Denise calls up", record di risate alla "Semaine de la critique". L’opera prima di Harold Salwen, girata in 23 giorni d’interni manhattesi con 600.000 dollari, racconta l’incrocio sentimental telefonico di un gruppo di giovani tecnologicamente avanzati e infelici che, barricati in casa, vivono fra telefono (con "avviso di chiamata"), fax e computer. L’acuto soggetto immagina che 5 amici restino incastrati nelle linee, con gustose variazioni anche sessuali, fino a un irresistibile parto seguito in diretta col telefonino. Ma il bebé, nato con sperma donato, saprà far incontrare due di queste "monadi" contemporanee. Di telefono si vive e si muore. Sotto l’andamento brillante, senza che l’onnipresenza del telefono mandi in tilt il ritmo sostenuto da 7 attori pronti per il 144, il regista, da buon pubblicitario, trasmette un messaggio attuale e allarmante. Quello per cui non sappiamo più guardarci in faccia, ma solo nella cornetta, andando verso il baratro d’una società solitaria e informatica, tomba di ogni rapporto, umanisticamente inteso. Anche il Kgb Sempre alla "Semaine" un thriller emozionante che porta bandiera tedesca (la produzione), inglese (il regista "deb" Anthony Waller), russa (l’ambientazione moscovita). Al centro una ragazza muta, più sfortunata della Hepburn negli "Occhi della notte", che lavora sul set di un film statunitense a Mosca, dove scopre una terribile organizzazione di "snuff movies", quei film porno che finiscono col reale omicidio della star. Naturalmente non creduta, la vittima predestinata sopporta tre aggressioni micidiali in cui è implicato anche il Kgb prima di salvarsi. L’autore fa ricorso a tutte le tecniche thriller horror e le mette insieme con elettricità alla De Palma, protetto da una efficace atmosfera notturna. Attori, anche tarkovskiani, molto a posto; nell’ombra trama e sorride, assai ingrassato, sir Alec Guinness, in una di quelle partecipazioni apocrife (come George Segal nel film di Gus Van Sant) oggi di moda.

Autore: Maurizio Porro Il Corriere della Sera

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