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ROB ROY

Un film di Michael Caton-Jones.

Con John Hurt, Jessica Lange, Tim Roth, Eric Stoltz, Liam Neeson.
Brian Cox, Jason Flemyng, Andrew Keir, Brian McCardie, Gilbert Martin, Vicki Masson, Gilly Gilchrist, Ewan Stewart, David Hayman, Brian McArthur

Avventura

Durata 139 min.

Gran Bretagna 1995.

TRAMA

Il film tratta di Robert Roy McGregor, un capo clan scozzese; è ambientato nel 1713. All'inizio del film il protagonista ci viene presentato tramite il recupero di alcune mandrie di bestiame rubate al marchese Montrose. Poco dopo inzia il vero e proprio film; Roy decide di chiedere un prestito di 1000 sterline dal marchese per acquistare una mandria, per poi rivendela per trarne profitto dando come garanzia i propri possidimenti: 300 acri di terra; il marchese riceverà 1/5 di tutti i profitti delle vendite. Il contabile del marchese, Killearn, ordisce un piano con uno dei campioni del suo padrone, il cinico e fatuo Archibald Cunningham, e dopo aver ingannato e ucciso un amico di Rob riescono a rubare il denaro.

Rob, che era ritenuto responsabile, si reca dal marchese, il quale gli offre la possibilità di annullare il debito se testimonierà il falso contro il duca di Argyll, ritenuto un giacobita. Robert rifiuta l'offerta per salvare il suo onore e si sottrae all'arresto comandato dal marchese. Per ottenere vendetta Montrose manda il suo esercito comandato da Cunninghamm ai possedimenti dei McGregor; questi riesce persino a violentare la moglie dopo aver fatto razzie del bestiame. Dopodiché brucia la casa. Mary farà giurare al suo fratello minore di non dire niente al marito, per la vergogna dello stupro subito. Betty, una serva messa incinta da Archibald e da lui abbandonata, si reca dalla moglie di Rob e le rivela il complotto. Killearn viene così rapito per firmare una testimonianza scritta del complotto, ma viene gravemente ferito con un'arma da taglio da Mary ed ucciso dal fratello minore. Betty si suicida, impiccandosi disperata, mentre Rob si rifugia sui monti dove però viene braccato. Nel tentativo di salvare lo stolto fratello minore, che gli rivela lo strupo della moglie, viene catturato e portato al cospetto di Montrose. Poco prima di essere impiccato ad un ponte riesce a fuggire quasi strangolando Cunningham, e torna casa da Mary che nel frattempo aveva ottenuto l'aiuto del conte di Argyll contro il quale Rob aveva rifiutato di testimoniare. Robert Roy McGregor chiede e ottiene un duello con Cunnigham, se vincerà avrà la libertà. Ferito e debilitato nel combattimento sembra impossibile che Rob possa salvarsi ma inginocchiato davanti a Cunningham afferra la spada del nemico e dopo aver raccolto il suo spadone lo colpisce uccidendolo.

Fonte: Wikipedia

TRAILER

 

RECENSIONE

Siamo in Scozia e non potremmo non accorgecene. Dolly panoramici della cinepresa su e giù per gli stupendi panorami delle Highlands, il celtico Liam Neeson in minigonna kilt, cornamuse in abbondanza. E, poiché siamo nel 1713, quando il regno inglese, diviso tra Stuart e Hannover, ha appena mangiato e unificato gli scozzesi, ci sono i marchesi in jabot, i nobili corrotti con i boccoli, un accenno di musica barocca, tutto a luce di candela: un Barry Lyndon dei poveri. Sugli altipiani, protetto dall’amore delle sue mucche, della moglie "struccata" di fresco Jessica Lange, dei figli, del fratello e dei suoi contadini, Rob Roy (il vero eroe nazionale scozzese Robert Roy MacGregor, che l’Enciclopedia Britannica liquida in poche righe come un fuorilegge sopravvalutato da Walter Scott) si fa prestare mille sterline dal nobile più vicino a casa per un traffico di mandrie, proprio come nei western. Viene puntualmente ingannato da un perfido lacché del tiranno, bugiardo, sordido, vanaglorioso, debosciato, perverso, sadico, asessuato e immondo (Tim Roth è straordinario nel rendere tutte queste sfumature negative) e quindi costretto, per vendicarsi, a darsi alla macchia col popolo rurale che inneggia contro gli inglesi. Prima dell’ultimo emozionante quarto d’ora a cappa e spada, ma con le cornamuse al posto dell’armonica, il povero Neeson, ferito nell’onore che gli è caro, vaga per oltre due ore tra le alture, mentre il potere (John Hurt) lo perseguita, lo lega, lo trascina a cavallo, lo tortura, lo obbliga a nascondersi nella carcassa morta di un animale e a discendere per le rapide delle cascate, lo fa a fette. Come se non bastasse il perfido gli violenta la moglie su un tavolaccio (ed è per Jessica Lange la seconda volta dopo Il postino). Ma i conti alla fine tornano, l’onore è risarcito, la pace ristabilita. Rob Roy è un bel filmone da anni ‘50, eccedente nella misura un po’ prolissa, ma pieno di divertenti quanto prevedibili avventure da gustarsi. ritrovandola. in sana ingenuità di spirito. Una specie di derby tra Bene e Male con una barzelletta sui calvinisti immersa nel classico linguaggio aulico da kolossal (sceneggia, con cognizione di causa, Alan Sharp) e un’indomita colonna sonora. Le preoccupazioni storiche non sono al vertice dei pensieri dell’autore Michael Caton Jones, che aveva già sparlato degli inglesi con lo scandalo Profumo e la guerra del Memphis Belle. Con largo budget egli si rifà invece agli stereotipi della leggenda (Robin Hood), della fiaba (Il gatto con gli stivali), perfino del libretto da melodramma verdiano. Attingendo naturalmente al cinemone popolare del tempo perduto, con taverne e pugnali che brillano nell’ombra, studiando soprattutto le regole del western, con l’optional della impervia natura scozzese. Può darsi che il genere cavalleresco torni di moda, fra poco ci riproverà anche Mel Gibson con Brave heart, e può darsi che gli scozzesi prendano il ruolo degli indiani. Liam Neeson, intanto, con le sue mani gigantesche e col suo metro e 95 di altezza, regge benissimo la situazione nell’azione e delle parentesi licenziose con la sua Jessica, che sopporta coraggiosamente il corso del tempo, fino al lieto fine.

Autore: Maurizio Porro

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